Temo per Jan Dix, la nuova miniserie targata Bonelli creata da Carlo Ambrosini, quello di Napoleone, l'entomologo-portiere d'albergo-investigatore. Serie conclusa da due anni e splendida.Ora, chi ha amato Napoleone di Carlo si apetta da Dix, a ragione, davvero molto.
E io sono fra questi.
Il primo albo si sa è sempre delicato: vanno introdotti e caratterizzati il personaggio principale e quelli di contorno, va illustrato il contesto entro cui le vicende si dipaneranno, va costruita una vicenda comunque solida e completa.
Però è vero che la prima lettura è spesso decisiva per quello che trasmette.
Il primo DyD che ho letto mi ha folgorato.
Il primo Napoleone mi è piaciuto.
Il primo Demian mi ha lasciato indifferente.
Il primo Brad Barron mi ha fatto incazzare.
Questo per stare in ambito Bonelli.
E Jan Dix mi ha lasciato un pò perplesso.
Mi pare un distillato di Napoleone.
E' un pò come quando si fa la spremuta: si prende l'arancia e la si strzza bene bene, le bucce da una parte e il succo dall'altra. Ecco, Dix lo associo alla buccia, che profuma d'arancia ma non si mangia.
Se è vero che Napoleone era letto da pochi tanto da dover chiudere forse qualcosa non andava. Ripeto che per me era un'ottima lettura.
Ma i numeri sono inumeri e la Bonelli non fa beneficenza.
E allora se l'impianto di Ambrosini non funzionava perchè ripeterlo "scremato" in Dix?
Boh magari essendo meno intellettualoide meno onirico-introspettivo funzionerà meglio.
Comunque prima di emettere la sentenza è giusto e corretto aspettare i prossimi albi anche perchè questo stralcio d'intervista ad Ambrosini apparsa su Repubblica dà grande speranza:
"Torna l'approfondimento interiore della sua serie precedente?" "Si ci sarà ancora il tema psicanalitico, stavolta con il tramita dell'arte. In particolare quella di Pollock che doveva dare il nome al protagonista: se le immagini non riescono più a rappresentare la realtà, si cercano nell'incoscio nuove forme non figurative".
Speriamo che dopo le bucce ci diano anche il succo.
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