ma anche The Savages andava bene, in fondo, (inizio sfogo) brutti cazzoni cambia-titolo, in giro nella penisola ci sono 13 copie di questo film che con zero pubblicità mediatica poteva pure mantenere il proprio titolo originale. Cosa sarebbe cambiato? Niente. Perchè è un film gioiello di quelli classici: esce in poche sale, gli si cambia il nome, attori bravissimi, zero pubblicità, sceneggiatura con le palle, umorismo e riflessione. Ha tutto per essere buon cinema quindi lasciamo che passi inosservato. Mentre un bel film idiota dove lui maturo si vuole trombare lei giovane e bella, caso davvero raro eh!, portiamolo sul palmo della mano. Ma si sa, soldi soldi soldi. Questo è il sistema che non è neppure sbagliato perchè come è noto il cinema è legato a doppio filo con l'industria ma il cinema è anche un'arte e quando una pellicola merita, per etica, fate qualche cazzo di copia in più. Insomma veniamoci incontro, raggiungiamo un minimo di equilibrio (fine sfogo).The Savages ha molti meriti ma ciò che mi sta più a cuore è la LEGGEREZZA.
Lo penso da tempo e nuove esperienze me lo confermano; la leggerezza è un'arma molto potente ma anche difficile da usare. Con la pistola, prendi la mira, spari e se sei capace centri il bersaglio. Con un bazooka occorre stare più attenti e non basta una buona mira; è più potente della pistola e il bersaglio lo centri sicuramente ma se sbagli, col bazooka, fai dei danni grossi.
Nel film in questione si parla di vecchiaia, malattia, famiglia e sopratutto del senso di colpa. Tamara Jenkins, regia e sceneggiatura, affronta questi temi con leggerezza ma stando molto attenta a non cadere nel grottesco, nella commedia. Usa un'arma pericolosa per raccontarci con misurata ironia che la vecchiaia arriva per tutti e tutti coinvolge. Che la malattia ci svilisce ed unisce i legami tenuti distanti per molto tempo. Questo ci viene sbeattutto in faccia con violenza ma la leggerezza e la delicatezza della narrazione e dei dialoghi attutiscono il colpo. L'ironia, come detto misurata, risiede nei momenti di vita normale che appertengono ad ognuno
di noi, anche quando affrontiamo situazioni gravose e per questo, i momenti "leggeri", sono credibili.Gli attori danno il meglio. Philip Seymour Hoffman oltre ad essere un fenomeno credo sia stato scelto perchè non è bello, anzi. Questo infatti lo porta vicino alla "normalità" della vicenda, vicino alla "normalità" dell'uomo comune. Laura Linney recita al meglio e la verità del senso di colpa è merito suo.
Un pelo troppo lungo? Forse.
Il breve monologo di Hoffman sulle case di riposo per anziani è favoloso.
4/5
2 commenti:
Visto ieri sera.
Delizioso.
Mi ha colpito molto Hoffmann...ma la Linney è quella candidata...
bello bello
Anna
Hoffmann era candidato ai golden globe ma ha vinto d.d. lewis...brutto rivale!!!
Però è candidato agli oscar per Charlie wilson...vedremo
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